Il fiume Kanda, l’autunno che si apre.

Andando a Jimbocho per il festival della lettura, uscendo dalla Sobu Line si e’ aperto alla vista uno scorcio che mi ha fatto tirare fuori dalla borsa la macchinetta fotografica e mi ha fatto dirigere a rapidi passi verso il limitare della banchina.
Questa foto ingranditela, osservatela…

Luce che strazia il bianco dei palazzi in lontananza. Il ponte su cui si distingue chiaramente il profilo dei passanti che lo attraversano in entrambe le direzioni. A destra s’apre l’autunno. Sotto scorre il fiume Kanda e il verde sembra sbrodolare dalle rotaie.
Ecco la Chuo Line con l’arancio acceso delle sue carrozze. L’addetto della stazione annuncia l’arrivo del treno, poi imbraccia la bandierina rossa e un ponticello pieghevole che aiutera’ chi, da quel treno e da quella precisa carrozza, scendera’ in sedia a rotelle. Per eliminare il dislivello tra il convoglio e la banchina.

In giorni pieni zeppi di studio, in cui l’esame di dottorato si avvicina e la sensazione di non sapere mai abbastanza e’ forte, avevo proprio bisogno di uno scorcio come questo. Di un ricordo di sabato mattina da tenere stretto nella mente.


Il giorno del primo amore 「初恋の日」

Oggi in Giappone e’ il giorno del “PRIMO AMORE”
「初恋の日」

Questa ricorrenza e’ stata fissata in relazione ad una poesia scritta dallo scrittore e poeta Shimazaki Tōson (1872-1943), il cui vero nome era Shimazaki Haruki. Originario della prefettura di Gifu, si affermo’ inizialmente come poeta romantico per poi inserirsi nel gruppo degli scrittori “naturalisti”.

Nel 1896 (29esimo anno del periodo Meiji) venne pubblicata sulla rivista Bungakukai「文學界」una poesia di Shimazaki Tōson sul primo amore dalla raccolta intitolata “Kohigusa” 「こひぐさ」.

Ogni anno si svolgono vari eventi a tema tra cui il “Gran premio per la cartolina sul primo amore“.

Un giorno per ricordare il nostro “first love”, i primi veri battiti del cuore. Per celebrare non tanto l’oggetto del proprio sentimento (l’altro/a) – probabilmente affogato in lontani ricordi (belli o brutti) – ma se se stessi e ripensare con tenerezza a quando si e’ provata per la prima volta un’emozione cosi’ forte per qualcuno.❤

*L’illustrazione e’ opera di (C)copyright atelier*corridor 2003-2011 all rights reserved.


Prove generali per il terremoto~~

Venerdi’ mattina, a mezzora dalla fine della seconda ora di lezione all’universita’, e’ suonata forte la sirena.
Prove generali di evacuazione in vista di un terremoto (di magnitudo superiore a 7) che potrebbe abbattersi nei prossimi anni su Tokyo e, piu’ in generale, sulla zona del Kanto.

Avevo ricevuto per posta due settimane prima i fogli che illustravano l’evento e chiedevano la collaborazione di tutti. Veniva spiegato il comportamento da tenere in caso di terremoto, quali uscite utilizzare per l’evacuazione dell’edificio, la strada da percorrere nel campus fino al grande campo all’aperto che sarebbe funto da rifugio.
Così, alle 11.40, abbiamo raccolto le nostre cose e, con lentezza ed ordine, ci siamo diretti verso la nostra meta. Tutti gli studenti e tutti gli insegnanti hanno seguito alla lettera le indicazioni e il personale della segreteria universitaria ha coordinato le operazioni.

Una volta raggiunto il grande campo la voce del rettore ha spiegato all’altoparlante le ragioni di tale addestramento e ha invitato gli studenti a comunicare ai propri compagni assenti come si era svolta l’evacuazione dell’edificio.

Una volta conclusosi tutto gli studenti e i professori sono usciti dal campo, andando ognuno nella propria direzione.
Con i miei studenti ci siamo seduti sul grande prato artificiale approfittando dello splendido sole e abbiamo giocato a ripassare i numeri superiori al mille che avevamo studiato proprio quel giorno.
E’ stato rassicurante (per l’ennesima volta) sapere che il Giappone e’ organizzatissimo in quanto a terremoti e divertente svolgere parte della lezione all’aperto.
Un bilancio dell’esperienza decisamente positivo.

*L’immagine e’ stata ripresa da qui


Il quartiere delle librerie di Tokyo e la settimana della lettura

Oggi in Giappone è il giorno della LETTURA
「読書の日」

Il 27 ottobre è il giorno che inaugura la settimana della lettura. Questa, inaugurata nel 1924, è costellata annualmente da numerosi eventi che si svolgono nelle librerie del paese.

Chi conosce Tokyo saprà che nella sterminata capitale giapponese esistono “quartieri a tema”.
C’e’ Akihabara 秋葉原, la citta’ dell’elettronica, Ochanomizu 御茶ノ水, quella dei negozi di strumenti musicali, c’è Kappabashi かっぱ橋, dove è possibile reperire ogni tipo di utensile di comune o raro utilizzo…

Uno dei miei preferiti è Jimbocho 神保町, il quartiere delle librerie. Raccolte in un’area abbastanza ampia, comuni librerie si affiancano ad altre di testi antichi in cui si può venire in contatto con autentici gioelli dell’editoria. Copie autografate da Mishima, prime edizioni di libri che hanno fatto la storia della letteratura giapponese.

Durante l’ultima lezione di un corso del master biennale/dottorato di primo livello (修士)- conclusosi ormai tre anni fa – il nostro professore ci portò proprio a Jimbocho e, mappa alla mano, andammo ad esplorare alcune delle librerie più particolari di Jimbocho.

Ve ne erano di specializzate in letteratura giapponese, in ukiyo-e, fotografia, riviste, letteratura per l’infanzia etc. etc. Alcune divise per “tema”, altre per provenienza geografica.
Vi erano anche libri introvabili. Copie recuperate da chissà dove.
E il “pubblico”, oltre a noi studenti, erano collezionisti, gente comune, uomini e donne che con pazienza scrutavano gli scaffali. Persone con estrema delicatezza maneggiavano i libri. A volte li commentavano tra loro. A volte, da soli, li sfogliavano. Li leggevano.

Anche quest’anno a Jimbocho, per la settimana della lettura, sono stati organizzati vari eventi. Noi andremo sabato. E già non vedo l’ora di perdermi per le vie colme di librerie e per i piccoli caffè che sorgono tra le pieghe del quartiere.

*Fonti fotografiche qui e qui. La seconda immagine, poster della settimana della lettura 2011, recita :

「信じよう、本の力」 ovvero “Crediamo alla forza dei libri”


Tramonto tokyota I

Poco di mezzora al tramonto. Infilo di corsa i libri, il computer e il dizionario nella borsa. Mando giu’ l’ultimo sorso di “caffe’ cioccolata” nel bicchiere e, uscendo dalla panetteria e inforcando la bici, concordo ancora una volta con il mio corpo che questa e’ una giornata troppo calda per essere di fine ottobre. Un giorno da maniche corte e sandali.

Pedalo in fretta, manca poco al tramonto. E sul lungo ponte di ferro che collega i due lati nord e sud della ferrovia, voglio salire prima che faccia buio.
E’ un punto elevato da cui osservare un pezzetto di Tokyo e guardare sotto i treni sfrecciare. La linea Chuo. La Tozai. La Sobu.

A volte vi trovo studenti seduti a terra, appassionati con grosse macchine fotografiche, bambini con le mamme. Tutti guardano giu’ oltre la gabbia di ferro che si alza su entrambi i lati del ponte, indicano i treni, li fotografano. Oppure guardano in alto. Il cielo cambiare colore.

Il sole si fa rosso. Vedo finalmente il tramonto che cercavo. Ma non solo. Ci sono anche stormi di uccellini che si posano sui pali della luce, sui fili di collegamento.
Ed ogni volta che passa un treno si alzano in volo e cambiano ancora una volta posizione.

*Foto scattata stasera. Alle 17 circa.