L’addio agli aghi o l’importanza delle cose.

Oggi in Giappone è il giorno in cui gli aghi da cucito che si sono rotti vengono portati al tempio「針供養」(harikuyo).

Mi sono chiesta il perchè. Aghi? Rotti? E perchè al tempio?
Mi hanno risposto le studentesse e mia suocera che ho raggiunto al telefono mentre aspettavo il treno. Pezzetti di informazioni che cuciti tutti insieme hanno fatto di una tradizione, come sempre, un dono. Qualcosa che è di tutti ma, da oggi, anche un po’ mio.

Una tradizione che risale all’epoca Edo e che ha la finalità di ringraziare gli aghi per il lavoro svolto. Aghi dalla cruna rotta, aghi spezzati, piegati dallo sforzo. Un gesto che è bello per davvero. Dedicare tempo e un viaggio verso il tempio ad un oggetto che, con dedizione, ha lavorato per noi a lungo.
Quanta delicatezza, ho pensato.
Ed anche se adesso sono ormai soprattutto le persone che lavorano nell’ambito della sartoria giapponese ad onorare questa tradizione, penso a quanto da quest’ultima ci sia ancora da imparare.

Vorrei che questa attenzione al lavoro svolto dagli oggetti, potesse essere estesa a molte altre cose che circondano la nostra quotidianità e che ci limitiamo ad usare e, una volta che non ci servono più, a gettare via.

Dare più importanza a ciò che acquistiamo e che ci accompagna nella vita di tutti i giorni avrebbe come risultato quello di curare maggiormente noi stessi. E il consumismo avrebbe finalmente un freno. Perche’ nell’attribuire anima a una cosa la si cura. La si sostituisce solo quando è veramente necessario.

E allora osservo la copertina tutta rovinata del mio dizionario elettronico, il cucchiaio di legno che accompagna le mie danze in cucina da tantissimi anni, lo schermo rigato del mio cellulare, la custodia del mio pc portatile, la pentola consumata in cui ho cucinato i miei primi piatti per Ryosuke.

E mi dico che tra tutti, quelli più consunti, sono proprio quelli che di me raccontano di più. Quelli che conosco meglio. E che di me sanno più degli altri.

*Trovate qui la successione fotografica dell’evento. (in giapponese)
* In fotografia alcuni scatti della nostra gita a Jindaiji 深大寺
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30 commenti su “L’addio agli aghi o l’importanza delle cose.

  1. Roberto ha detto:

    Davvero una tradizione bella, che si scontra frontalmente con il consumismo sprecone dei sistemi economici attuali.

  2. sammi ha detto:

    come sempre sei attenta e precisa; ma anche delicata e rispettosa. grazie

  3. cla_bibanova ha detto:

    la splendida lievità del Giappone che però rimanda ad un significato molto più “denso e pesante ” … che ti fa pensare.. bellissimo post .

  4. Angela Catrani ha detto:

    Condivido il tuo pensiero e la tua riflessione. Io ricamo a punto croce e mi è capitato solo una volta che mi si rompesse in mano un ago. E’ stato un momento strano, di disappunto e di meraviglia perché non mi era mai successo prima! Ma mi è dispiaciuto bittarlo via, mi ero abituata a quel particolare ago, che preferivo ad altri. Mi si era adattato al dito, non so come spiegarlo altrimenti. Lo avrei portato al tempio anche io (e non sono certo “credente”)! Grazie Laura per questi racconti così particolari…

  5. Angela Catrani ha detto:

    Condivido pensieri e riflessioni! E mi hai fatto venire in mente un piccolo episodio personale: io ricamo a punto croce ormai da molti anni e qualche tempo fa mi si è spezzato tra le mani il mio ago preferito, ormai consunto ma che mi si adattava al dito, con cui ricamavo bene, che aveva condiviso i miei lavori più belli. Mi hanno colpito disappunto e meraviglia: non mi era mai capitato prima! Lo avrei portato volentieri al tempio, pur non essendo io “credente”. Lo avrei portato per devozione verso questo minuscolo oggetto che si perde sempre, ma che è indispensabile, che mi fa compagnia e mi è utile. Il Giappone ha una cultura meravigliosa (magari anche contraddittoria… non dico di no)!

  6. Kizzy ha detto:

    Sai che io son proprio così? Nel senso che prima di buttare una qualsiasi cosa, deve essere proprio malridotta e inutilizzabile… in fondo io alle cose mi affeziono e mi dispiace davvero quando alla fine le devo proprio buttar via… Sempre saggi i giapponesi e sempre interessanti i tuoi post! 😀

  7. Ciccola ha detto:

    Ho pensato anch’io ai miei aghi per il punto croce! Solo che sono ancora tutti intatti (per fortuna). Questo secondo me è un esempio di quanto la nostra cultura sia diversa. Mi è sempre stato detto che l’essere troppo attaccata agli oggetti è sbagliato, che sapersi liberare delle cose vecchie o rotte è importante. Alle volte mi sento infantile perchè conservo alcune cose che mi sono state regalate da persone che forse non si ricordano neanche più di me…

  8. Nyu ha detto:

    Che bello… io devo dire che quest’anno ho buttato un paio di stivali con le lacrime agli occhi.. li volevo troppo bene, li ho fatti riparare un sacco di volte ma alla fine erano diventati quasi trasparenti nella consistenza a via di usarli! Li ho salutati prima di gettarli.. penso che per loro non ci fosse un tempio.. :p

  9. Che meraviglia… in Italia non penso proprio che una tradizione del genere durerebbe!

  10. la Simo ha detto:

    Mi piace molto questa tradizione, perché da sempre sono animista e rispetto molto gli oggetti che mi circondano. Fin da bambina, quando dormivo sepolta da tutti i miei pupazzi e bambole per non lasciare nessuno da solo, ho imparato ad apprezzare le cose che mi accompagnano nella vita. Quindi questa giornata mi calza davvero a pennello, anche se non avrei nulla da consegnare al tempio: cucio poco e ho un solo ago affezionato che non ho voluto sostituire mai… meglio di lui non cuce nessuno.

  11. MADEINJAPAN ha detto:

    Che splendida ricorrenza, forse un pò nostalgica, io la vedo così perchè faccio sempre volta fatica a lasciare il vechio e far entrare il nuovo, anche se fosse solo un ago. Hai pienamente ragione quando la nostra quotidianità la vive una pentola, un bicchiere, un guanto… un pò come quando da piccoli preferiamo un pelouches piuttosto che un altro e lasciarlo quando si rompe è sempre un peccato, o ringraziamento..

  12. automaticjoy ha detto:

    Che bella tradizione, anch’io sono una di quelli che si affezionano agli oggetti e li utilizzano finché non si rompono. Che ragione c’è per cambiare un cellulare o una macchina perfettamente funzionanti? Soltanto per avere un modello più nuovo e alla moda?
    Molte delle mie cose hanno un “nome proprio”, e quando è il momento di separarmene sono sempre colta da una gran tristezza. Sarebbe bello poterle portare in un tempio per ringraziarle invece di farle finire in una qualunque discarica.

  13. LenaP ha detto:

    Grazie per tue le tue riflessioni che aiutano anche noi a soffermarci col pensiero su cose che generalmente ci sono “indifferenti ” o quasi! E’ vero, oggi è tutto basato sul consumismo, non esiste quasi più il riguardo per gli oggetti, l’amore, il ricordo che essi ci fanno avere per il tempo passato.
    Anche per questo amo il popolo giapponese, per questo suo atteggiamento quasi riverenziale verso tutto ciò che lo circonda e lo accompagna nella vita! Ti voglio ringraziare per avermi risposto, sei sempre molto gentile, il mio indirizzo email è: lenapenzone@hotmail.it! Arigatougozaimasu!!!!!

  14. White Blossom✿ ha detto:

    Ciao Laura per le tue informazioni!! Ti seguo da poco e il tuo blog mi piace, l’ho scoperto di recente, come altri blog sul o DAl Giappone.
    Non sapevo di questa “delicata” tradizione… pensa che proprio oggi, eccezionalmente, perché raramente prendo l’ago in mano, ho passato metà del pomeriggio a cucire bottoni e a fissare col filo la pelliccia del cappuccio del mio giaccone, poiché fa molto freddo….. E stasera, guardando gli aggiornamenti dei blog che seguo, vedo uno post… proprio sugli aghi!!! Mi sono sentita molto vicina a questa tradizione e allo stesso Giappone!!
    Arigatou gozaimasu, con affetto
    Patri

  15. LenaP ha detto:

    Grazie per le tue riflessioni e per il racconto che ci fai delle tradizioni di questo meraviglioso paese. Se fossimo tutti un po più oculati e avessimo più rispetto e amore per gli oggetti che ci accompagnano durante la nostra esistenza, forse non dovremmo fare i conti ogni giorno con il consumismo esagerato di questa epoca! Voglio ringraziarti anche per avermi risposto, il mio indirizzo email è: lenapenzone@hotmail.it Arigatougozaimasu!

  16. Manu ha detto:

    Ti leggo da poco ma con grande interesse..e con la crescente sensazione di quanto ci siamo imbruttiti noi occidentali..

  17. Giappone Mon Amour ha detto:

    Come scrivevo anche su fb e’ anche vero pero’ che questo cozza incredibilmente con il consumismo che dilaga anche in Giappone. E’ il solito dualismo che dovrebbe portare le persone a scegliere da che parte stare.

    Scopro una grande similarita’ tra me e voi. E le coincidenze sono sempre belle. Grazie a tutti voi della lettura e dei vostri racconti che arricchiscono ogni mio post! m(_ _)m

  18. Vale ha detto:

    Leggendo i tuoi post mi sono venuti in mente i difetti del nostro corpo…o comunque i mutamenti che accadono con il passare del tempo come le rughe di espressione, il calletto che ho sul dito a causa della scrittura etc…ci accompagnano lungo il percorso della vita e anche se spesso cerchiamo di nasconderli con il trucco sono quelli che possono raccontare di più di noi…

  19. perlinavichinga ha detto:

    c’è sempre da imparare… gli aghi li uso solo per assemblare i vari pezzi, i miei strumenti principali uso gli uncinetti. beh, ora saprò cosa farne, caso mai un giorno decidessi di smettere!

  20. Valeria Cafagna ha detto:

    beh come sempre ci regali ai tutti dei momenti bellissimi…non ti conosco personalmente (e mi piacerebbe molto ^^) ma penso che tu sia una persona speciale e con una grande sensibilità, che è ancora capace di dedicare attenzione alle piccole cose. io personalmente ci provo e spesso ci riesco, ma in questo mondo dove nessuno ha tempo per niente è difficile…il tuo blog è uno spazio dove ci si può sentire in pace con se stessi. ^_^

    1. Giappone Mon Amour ha detto:

      Come sempre gentilissima Valeria… ma non sono solo io a scrivere ma anche voi a leggere. E cogliere le piccolezze non e’ cosa da tutti~♥

  21. laubao ha detto:

    Mi piace un sacco quando ci dici che “giorno e'” in Giappone! Mi piace tanto questa cosa, si impara sempre un sacco! Mi meraviglia quanto stiano attenti a tutto quello che usano, tutto quello che vedono intorno a loro!! Sono davvero da ammirare!! Grazie!
    Laura

  22. francesca ha detto:

    Bellissima questa tradizione, io adoro i vecchi oggetti e recupero spesso cose appartenute a nonne o vecchie zie per riusarle o semplicemente averle!
    Bello anche il tuo blo ho dato un occhiatina a qualche ricetta giapponese e comincio di studiare…Saluti dalla Germania
    Francesca

  23. DAIJIRO 85 ha detto:

    Nei tanti libri che leggo sulla storia, la cultura, la società giapponese, di questa usanza ancora non ero venuto a conoscenza, ed è bellissima!!!
    Dice molte, molte cose di come è il Giappone e la sua popolazione che amo così tanto.

  24. Susanna Leonardi ha detto:

    Hmm credo proprio di poter dare il mio voto ai tanti libri che ho letto negli anni.
    Mia mamma mi ha abituata a leggere molto, ed è stata una fortuna e gliene sono davvero grata!
    Buttati via no, ma regalati o dati via ce ne sono stati tanti, per non parlare di quelli ammassati dovunque!

  25. Asiamonamour ha detto:

    Poetico, delicato, parla di due cose meravigliose: l’anima degli oggetti e il rispetto delle cose. Io ci ho sempre creduto e non perché sia attaccata all’oggetto in sé, ma in quanto, sin da bambina, ho sempre personificato tutto. Anche le cose.
    Sarò a Lecce alla presentazione del tuo libro e spero di conoscerti personalmente. Io sono Asiamonamour (Teresa) e tua “vicina di casa”… vivo a Taiwan. 🙂

    1. Laura Imai Messina ha detto:

      Allora non vedo l’ora di incontrarti!!!

  26. Asiamonamour ha detto:

    Anch’io! A presto allora! 🙂

  27. Monica ha detto:

    Grazie. Molto interessante . Anch’io mi affeziono agli oggetti che mi ricordano qualcosa o che mi hanno accompagnata in qualche avventura. Anche se razionalmente so che gli oggetti non anno un’anima emotivamente è come se l’avessero e se li perdo è come aver tradito un’amico fraterno

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