Quarantena che finisce

Il Giappone esce dall’emergenza.

Ieri sera è stato dichiarato lo scioglimento delle misure restrittive e tuttavia, prima che si ritorni completamente alla normalità, ci vorrà del tempo.

Ma è la gioia di sapere che un primo passo è stato fatto, che la vita costruita a fatica per anni, sta per tornare, anzi torna.
E insieme il dispiacere di cercare gli orari di apertura di due dei miei caffè preferiti dove andavo a scrivere ogni giorno prima dell’emergenza e scoprire che non riapriranno.

Sono sette giorni da quando mio padre non c’è più in questo mondo. Secondo la religione buddhista, di cui è impregnato questo luogo specialein cui vivo, il settimo giorno è un giorno importante per la preghiera.
E io so che è avvenuto un trasloco in questi giorni di grande dolore. Papà è altrove, stretto stretto dentro il mio cuore.

E qui una fotografia postata, in fondo, solo per manifestare la gioia di essere al mondo, nonostante tutto. Perchè quell’uomo alto a sinistra, che è Ryosuke, è la mia casa, ovunque. E quel piccino da basso che non la smette un attimo di parlare è Sosuke ed è colui che mi ha reso madre, e l’altro, appeso al corpo del padre, è Emilio e lui non fa che ridere, dire cose assurde e stringere forte le cose e le persone tra le sue manine, proprio come faceva mio padre.

Che questa lunga, lunghissima quarantena che finisce, sia il preludio di un nuovo sbocciare nel mondo. Perchè, come diceva quella splendida monaca giapponese di cui ho parlato tante volte:

“Dove sei stato posato, fiorisci”.


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