Delizie dell’estate

L’estate tokyota, sebbene afosa e forse difficile da amare per chiunque non vi sia abituato, io l’attendo con ansia ogni anno.
Delle tante delizie, giusto tre.

Farfalle enormi, colpo d’occhio nell’estate giapponese.
Nere, bianche, con le ali frastagliate di altri colori.
E’ un volo che appare più pesante e occupa porzioni d’aria a cui un insetto di “normali” dimensioni non potrebbe mai aspirare.

Poi ci sono i 風鈴 (furin), che tintinnano nel vento come monetine tra le dita, come un leca lecca tra le labbra di un bambino o il cucchiaino che ingordo sbatte sul piattino.
E’, per me, il suono acuto delle cose belle e contingenti.

E infine c’è il fischietto del venditore di tofu che in bicicletta percorre le stradine di quartiere. C’e’ tutto l’anno in verita’ ma solo in estate mi soffermo ad ascoltarlo.

In questa zona e’ un uomo di mezz’età con il volto deformato da una qualche malattia o malformazione congenita . Non l’ho mai fotografato per pudore, perchè temo possa fraintendere la mia curiosità che e’ invece diretta ad una figura professionale che, semplicemente, in Italia non esiste.

E quando torno a casa dal lavoro, macinando brevi o lunghe distanze in bicicletta, sento quel filare di suoni – anzi un filare unico e continuo per vari secondi – e apro il portone del palazzo più contenta.


"Setsuden" alla tokyota. Dei risparmi energetici e dell’estate giapponese

Quest’anno a Tokyo fa più caldo.
Le riduzioni energetiche pianificate 節電 (setsuden), decise in seguito all’incidente della centrale di Fukushima, si avvertono. Non tantissimo invero ma un po’ sì.

I calendari accademici sono mutati. I giorni lavorativi di Ryosuke sono anch’essi cambiati e ridisegnano le nostre settimane. Il sabato o la domenica si lavora e si destina magari a un lunedì o a un mercoledì il canonico riposo.

Nelle aule universitarie l’aria condizionata è centellinata e vedo sbattere うちわ (uchiwadavanti ai volti dei ragazzi.
Gli esami di fine semestre si avvicinano, i preparativi urgono e vedo gli studenti sempre più emozionati.
Si tirano le somme di quel che si è imparato e, nonostante la fatica, la soddisfazione di poter parlare una lingua così distante dalla propria in buona parte li ripaga.

Inoltre, sempre per il 節電 (setsuden) nei treni la luce, in vari tratti del percorso, viene spenta durante le ore diurne e capita che, nel leggere un libro, lo sguardo s’interrompa per il sopraggiungere di un tunnel. Un piccolo sussulto.

Una lampadina che dal poster o dall’adesivo che la incornicia nelle stazioni e a bordo dei treni (cfr. foto) fa una faccia difficile da interpretare. Sta dormendo? Sta sopportando? Si sta riposando? Dove non necessari i macchinari – come ad esempio nelle toilettes il suo getto d’aria che asciuga le mani, o l’illuminazione esasperata dei distributori di bevande nelle strade – sono spenti.
Chi non era qui una anno fa forse neppure se ne accorge.

Ed altre piccole accortezze legate all’illuminazione e al consumo di aria condizionata che danno la misura di una collaborazione collettiva. Anche il vestiario un po’ muta e ci si spoglia più del solito.

Tokyo, per sua stessa natura, è un po’ sprecona ed egoista.
E anche se Tokyo non è il Giappone – che di certo non ha bisogno di tutti questi minuti vizi da soddisfare – credo che ce la stia mettendo tutta.
Anzi. Proprio perchè è figlia unica e viziata credo faccia più fatica delle altre città ad adeguarsi al profilo “basso” che l’urgenza le richiede.

*In foto Shinjuku. Un incrocio pieno di luce. Poi il poster del setsuden nella stazione di Kichijoji e ancora Shinjuku, le vetrine di Uniqlo all’uscita ovest della stazione.


Recensione sul Venerdì di Repubblica

Da oggi si riprende il blog con più assiduità. Perchè esso è l’inizio di tutto e perchè ci sono cose che mi fanno capire che rispetto ad altre forme di comunicazione è quella che resta più di altre. Ed ha più intensità.

Grazie a chi lo ha segnalato, a chi lo ha scritto e a chi me lo ha inoltrato.
Per le riduzioni energetiche pianificate oggi si va a lavorare, nonostante sia sabato.
頑張ります~. Ganbarimasu!


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Ultimamente le parole costano fatica. Il romanzo le assorbe tutte, una ad una. Il lavoro, invece, me le trasforma in frasi da insegnare, in cultura da spiegare e le pareti dell’università mi restituiscono progressi e risate. L’articolo che sto scrivendo, a sua volta, me le rende più severe con se stesse perchè per parlare agli altri bisogna spogliarsi un po’ di sè.

Ultimamente, quindi, scatto foto. E facebook più del blog perchè, con questo mucchio di cose da fare, sa rubarmi tempo con più facilità e con piu’ leggerezza.

L’estate tokyota si è immersa nel frattempo nel suo usuale bagno di umidita’ e il sole bacia mani, spalle e volto in bicicletta. Senza volerlo cambio di colore e sogno un parasole tutto mio da comprare un giorno o l’altro.

Ultimamente
c’è sempre una pila alta di libri che mi aspetta a letto e la giornata sembra durare meno. Quindi offro foto. Foto per tutti. Foto di Tokyo. Foto e didascalie che ho postato in questi giorni sulla pagina facebook Giappone Mon Amour.
In attesa di più tempo…

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A volte le fotografie migliori sono quelle sbagliate. Quelle in cui capita qualcosa che non ti aspettavi. Come una macchina che entra all’improvviso nell’obiettivo mentre stavi osservando tutt’altro. Un gruppetto di liceali, magari. Cosi’ vien fuori il blu della macchina e quello delle divise delle ragazzine. E me ne sono innamorata. Di quel blu ☆

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Venerdì, davanti alla stazione e a un passo dall’ingresso del campus.
Sole e tanta luce.
Una studentessa che aspetta l’autobus.
Alle sue spalle i tabelloni della “metro” JR di Tokyo e un ragazzo in bicicletta.

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Un vecchissimo albero “ginko”, giochi di luce e una casa enorme che decade ma non cade. Kichijoji, qualche giorno fa.

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Un attraversamento pedonale. Solo dopo, riguardando la foto, mi sono accorta di una ragazzetta vestita in modo particolare, sul rosa, e con una cuffietta in testa. Tanti colori, accostamenti di volti+insegne+metallo come solo a Tokyo ce ne possono essere. Qualche secondo e scatterà il verde.