BookTour “Quel che affidiamo al vento”

Milano        20 gennaio, lunedì           h 19:30    ― Tempo Ritrovato Libri   con Pina

Torino         22 gennaio, mercoledì    h 18:00   ―  Circolo dei lettori  con Antonietta Pastore e Dario Voltolini e, a seguire, h 20:45-22:45 ― Inari “Un tè con Laura” 

Roma          27 gennaio, lunedì           h 18:30   ―  Feltrinelli Colonna con Paolo Di Paolo

Bologna      28 gennaio, martedì        h 18:00   ―  Sala Borsa con Paola Scrolavezza

Firenze       30 gennaio, giovedì         h 18:00  ―  Todo Modo con Gabriele Ametrano e Laura Buonocore

Padova       31 gennaio, venerdì         h 18:00   ―  Libreria delle donne con Valentina Barengo

 

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Copie firmate, dedicate in tutta Italia

Chi non abita a Milano, Torino, Roma, Bologna, Firenze o Padova o chi comunque non può venire alle presentazioni in quei giorni e orari, chi desidera, magari come regalo per un parente o un amico, una copia firmata o dedicata, ha due possibilità ovvero acquistare il libro da:

  1. La Scatola Lilla di Cristina di Canio
  2. Inari di Marianna Zanetta

Il prezzo è di copertina e la spedizione – in tutta Italia – è gratuita. Contattatele con rapidità!

Ovviamente, chi vuole farsi firmare o vuole regalare con dedica anche Non oso dire la gioia, la ristampa appena uscita di Tokyo orizzontale, o Wa, basta li ordini sempre da loro seguendo le stesse modalità.

Allegate, secondo le istruzioni di Cristina e Marianna (che potete contattae) anche qualche riga di storia al vostro ordine, ditemi un pochino chi siete. Così la dedica mi riesce meglio~ Scrivete a loro, contattandole su fb o sul loro sito delle librerie.

A che serve

Camminando lungo una stradina assai stretta, vedo due camioncini che procedono a passo d’uomo. Mi innervosisco, pensando di dover rallentare il passo e respirare il gas di scarico delle vetture.
Poi mi accorgo, sul fianco sinistro di una figura che procede lentissima, china. Un anziano, ingolfato nel suo cappotto, il cappello calato sulla piccola testa, il collo piegato verso il basso, cammina a fatica.

Alla piccola curva che si apre un metro più in là nella stradina, il primo camioncino allarga e manovra, e finalmente riesce a passare. Così fa quello seguente. La strada è sgombra, l’anziano continua indisturbato la sua impresa. Camminare, per quest’uomo, lo è.

Solo allora mi accorgo del silenzio che ha accompagnato la scena. La pazienza intelligente dei guidatori. Nessun colpo di clacson, nessuna parola.

Risolvere i problemi, in fondo, significa questo. Cercare una soluzione, attuarla. Sgridare l’altro non porta che rabbia.

E del resto qui il clacson non lo si suona né contro chi, come l’anziano di oggi, non lo fa certo apposta, né contro chi invece viola qualche regola.

Basta risolvere la questione. Solo quello conta.

«È bello vivere per­ché vivere è cominciare, sempre, a ogni istante»

Il primo lunedì del nuovo anno sono le decorazioni profumate di pino del Capodanno ai lati degli ingressi dei negozi e delle abitazioni, il passo svelto verso l’incrocio dove ci daremo appuntamento con Ryōsuke e i bambini. L’ultimo tratto di strada lo faremo insieme.

E camminando svelta, con il sole alle spalle, raggiungo una anziana che si volta a guardarmi. «La sua ombra, l’ho vista avvicinarsi velocemente» dice giustificando lo sbigottimento scritto sul volto. Il piccolo sussulto che ha avuto.

 È solo allora che noto come la mia ombra, in quel pezzo di asfalto, si fosse mescolata alla sua. Le sorrido. Potrei dire di più ma corredo il sorriso al sumimasen e con dolcezza riprendo il cammino. Sumimasen è una parola che non vuol dire poi molto ma che, per assurdo, è molto robusta nel senso. Ci sono parole così, che si piegano alla voce e al viso, parole in cui è il modo di porgerle che sta il significato.

«Mamma, cosa significa Capodanno?» mi domanda Sōsuke quando gli spiego che è per quello che oggi i saluti di tutti sono diversi.
La prima volta che ci si incontra dopo Capodanno, in giapponese infatti si dice: akemashite omedetou gozaimasu, kotoshimo yoroshiku onegai shimasu  あけましておめでとうございます。今年もよろしくお願いします。

«È l’inizio dell’anno». E toccandomi la testa, subito aggiungo «capo di anno».

«E l’anno cos’è?»

«È un inizio, uno dei tanti.»

Mentre lui corre davanti ricordo che anche questa mattina, davanti alla lavatrice, me la sono riportata alla mente, che l’ho fatto anche ieri scendendo dalla bilancia, che in fondo non ci sia giorno che io non mi ripeta costantemente la frase di Cesare Pavese, la stessa che ho  messo in bocca a Clara in Non oso dire la gioia.

 «L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere per­ché vivere è cominciare, sempre, a ogni istante»

Pensarlo, effettivamente, mi aiuta a riprendere da capo, a non sentire il peso di ieri e degli errori che ho fatto.

Ogni giorno è possibile ricominciare.