Negli interstizi del mondo

Io Tokyo la individuo in queste presenze.

Appoggiati a un muro, seduti su uno scalino, sul retro di una stradina vivace come Cat Street ad Harajuku. Intenti, tutti, a prendersi cura delle loro minuscole vite.

Sono esattamente queste presenze, sul retro, nel risvolto di una manica di un incrocio iper affollato, sul versante opposto di un ristorante davanti cui fanno la fila decine di persone – lì, sulla porta spalancata delle cucine di quello stesso ristorante, dove un cuoco sbuffa e una cuoca sorride affettando della verdura, la luce arancio che si fa più intensa intanto che cala la sera.

 

E’ nella gente che, come scrivevo in Tokyo tutto l’anno, pare vivere negli interstizi del mondo.

Io la trovo bellissima.

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°Harajuku, qualche giorno fa.


Come?

Come li scrivi i libri nonostante il lavoro universitario, i bambini piccoli, tutti gli altri lavori paralleli che comporta la scrittura?
Svegliandomi alle 5 della mattina, o prima. Uscendo con le stelle e la luna ancora in cielo.
E ammalandomi tanto…

Come è affascinante l’abbandono

Come è affascinante l’abbandono.
Il lasciar stare e il restare a guardare che succede quando si smette di provare.
Gli edifici, templi disabitati. La natura che gli procede addosso.
E il cuore, come reagisce, quando si smette di controllare l’emozione.
Passeggiare si tramuta così in un costante esercizio interiore.❤️

Il coraggio della lentezza

Quando li trovo, benedico il coraggio della lentezza. Che sia un morbo – buono – e che contagi mezzo pianeta.
Un caffè aperto solo due giorni a settimana, dalle 12 alle 17, in una stradina che affronta un santuario pieno di torii scarlatti e un sentiero che, a sentire la proprietaria, è battuto “solo da padroni di cani che cercano strade dove non circolano automobili, gente che abita nei pressi e che esplora le vie alternative”.
Un menù ridottissimo. Bianco, ovunque, come un interruttore che spegne i colori e accresce la profondità delle ombre. E allora la fretta dov’è? Quella cosa che ti spingeva “a fare di più a vedere di più a vivere di più a di più a priori di più”, dove è finita?
Non c’è.
E trovo conferma ogni giorno nelle mie scelte pratiche di una scelta invece interiore presa anni fa. Poco ma benissimo. Meglio l’ossessione dell’uno che la pluralità affollata dei desideri.
Come lo stile, se vuoi, visto che la #scrittura – per chi fa questo mestiere – è propriamente una scelta interiore.
Sottrarre, per vedere meglio.
Togliere, per agire in profondità.

Shinkirō 蜃気楼

”… ammirare cosí, dal bagnasciuga disseminato di conchiglie, il monte Fuji che si staglia nitido all’orizzonte.
È proprio passeggiando su questa spiaggia che ho avuto modo negli anni di individuare il mio #kigo preferito di stagione che è #shinkirō 蜃気楼, termine che dà il nome a un poetico fenomeno naturale: sulla superficie del mare e piú in là, vicino alla linea dell’orizzonte, per via di uno scarto di temperatura dell’aria, accade che paesaggi e luoghi geograficamente assai distanti si riescano a scorgere con inedita chiarezza.
Che quanto solitamente è avvolto nell’aria e nei suoi vapori (umidità, foschia eccetera…) si renda nettissimo, preciso alla vista. Lo si traduce in italiano come «miraggio», ma è molto di piú. Non è una fantasia, bensí una visione chiara e inattesa di qualcosa di reale, di qualcosa che solitamente è al di là del nostro sguardo.
da “Tokyo tutto l’anno: Viaggio sentimentale nella grande metropoli” (Frontiere Einaudi) con illustrazioni di Igort