Quel che sembra ovvio e invece non lo è …

Stamattina le lezioni sono scivolate via con serenità e impegno. Gli esami di fine semestre si avvicinano e cresce la voglia di far bene dei ragazzi.

Nell’aula professori c’è chi corre alla fotocopiatrice, chi discorre sui divanetti sfogliando i libri di testo.
Frana il blocco di documenti di un docente, la segretaria corre ad aiutare.

Adoro la mezzora che mi separa dall’inizio della lezione. Il tè, la scrivania e la scaletta.

Mi fa sempre un po’ impressione entrare nel campus la mattina, attraversare il lungo viale alberato di ciliegi e ora il rosso e l’arancio dei momiji e pensare a chi, una volta, qui era studente ed ora è mostro sacro dell’animazione giapponese.

Poi, tornando verso casa, in attesa del mio treno mi volto a guardare un uomo che con un lungo mocio lava e poi ripassa a lucidare ogni mattonella della metropolitana, le pareti, le colonne.
Una ad una.
E mi accorgo solo in quel momento quanto brilli la stazione.
E di quanto questo non sia ovvio.


Eclissi di luna ~ Tokyo 11.12.11

Non bisogna perdere la capacità di stupirsi, perché altrimenti il mondo e la nostra stessa vita diventerebbero un’abitudine.    

(J. Gaarder).
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Ieri sera, quando ormai mi stavo già preparando per andare a letto, Ryosuke esclama:
“Stanotte c’è l’eclissi di luna. Anzi, c’è già in questo momento…”
Corriamo in balcone imbacuccati. La cerchiamo, la luna, e ce la troviamo esattamente in testa. Sopra di noi l’eclissi è già in atto. Stelle, solitamente ammutolite dall’inquinamento luminoso di Tokyo, emergono dal buio.

Corro ad avvertire tutta la piccola comunità di Giappone Mon Amour su facebook perchè so di non essere la sola ad amare queste cose.

Erano undici anni che non c’era un’eclissi totale di luna ed è uno spettacolo meraviglioso. Rinuncio immediatamente a fotografarla. La mia macchinetta (piccola, compatta e leggerissima compagna) non è all’altezza. Ryosuke decide di cimentarsi in un video che lo tiene a lungo fisso sul terrazzo mentre io faccio avanti e indietro in casa un po’ per il gran freddo un po’ perchè voglio condividere, con chi è interessato, quel magico momento.

Ryosuke scova un sito che sta seguendo in streaming l’evento e così, postandolo, anche tutta la piccola comunità italiana su fb può guardare live la luna che scompare e poi riappare.

Chiamo anche  Miwa– che l’aveva dimenticata – e che si fionda anche lei in balcone. Commentiamo insieme lo spettacolo per qualche minuto. Chiamo su skype la mamma che si collega anche lei. Informo chi posso e torno fuori mentre Ryosuke continua a filmare la luna. Ne verrà fuori un video casalingo che mai posterò. Una lunga ripresa che guarda solo la luna, con mano a tratti tremante, ma che registra anche i nostri discorsi. Io che parlo troppo presa dall’entusiasmo, Ryosuke che lo fa molto meno ma dice cose più intelligenti, la Gigia che, dall’altra parte della vetrata, ogni tanto protesta per non essere ammessa al regno del balcone. Un ricordo tutto nostro.

Grazie a tutti quelli che, con noi, hanno condiviso la notte di Tokyo e l’eclissi di luna.

 

 

Immagini dal sito http://www.moonsystem.to/real/


Tokyo, su un treno. Una mattina, un uomo e…

Qualche settimana fa mi è accaduta una cosa. Delle tante che accadono in questa città. Ero in treno, proprio come stamattina, seduta eppure stipata in mezzo ad una grande folla di salarymen, office lady, impiegati e studenti. Il venerdì e il mercoledì prendo la Tozai Line. Quella blu. Da Kichijoji torno apposta fino a Mitaka per poter salire sul treno al capolinea. Davanti ad ogni entrata ordinatamente attendono decine di persone. Per questo, pur tornando con lo stesso treno fino alla stazione di partenza, è necessario scendere e rimettersi in fila dietro a chi sta già attendendo. Lo trovo molto civile.

Ma il punto non è questo. Ero stanca. Un po’ nervosa per non ricordo più quale motivo. Fatto sta che avevo esattamente davanti a me un uomo piuttosto grasso, con una grossa borsa che finiva regolarmente sul mio pc che tenevo aperto sulle gambe – chiudendomelo. E così, quando è arrivata la mia fermata, mi sono alzata con fatica e con immenso fastidio per il fatto di non essere riuscita a sfruttare propriamente quel tempo mattutino a causa del borsone dell’uomo e quasi (lo ammetto) innervosita al pensiero che proprio lui andasse ad occupare il mio agognatissimo posto a sedere.

Scendo spinta da ogni parte. Takadanobaba la mattina presto è una vera baraonda. Mi avvio verso le scale, circondata ovunque da persone.

“すみません!すみません!すみません!”
Scusi, scusi, scusi” sento da dietro.

Mi giro. E’ lui, l’uomo grasso con il suo borsone che mi chiama.
Le è caduto questo“, mi dice allungando il palmo.
Abbasso lo sguardo su quella grande mano. E lo fa porgendomi uno degli oggetti per me più preziosi al mondo. Il mio pen drive con tutte le lezioni dentro, i miei articoli, gli spunti, i romanzi… tutto nella mano di quell’uomo.

Lo ringrazio ma non ho il tempo di farlo per bene perchè non è la sua fermata e lui si precipita per risalire sul convoglio che nel frattempo si è svuotato e poi riempito ancora più di gente. Quell’uomo era sceso dal treno, aveva rinunciato all’agognatissimo posto libero solo per restituirmi un piccolo oggetto.

E’ lè che si capisce. Quanto sia sbagliato innervosirsi. E quanto perfida sia la superficialità del sentire. Del reagire.

Con riconoscenza ricordo quell’uomo, la sua inaspettata generosità, la mia superficialità e la stazione di Takadanobaba gremita di gente.

*L’autunno a Tokyo e una splendida illustrazione ASCII di cui il treno (giapponese) è protagonista.


Neve sul Fuji. Tokyo mon amour.

Abe Kobo scrisse di Tokyo “un numero infinito di villaggi. Questi villaggi e queste persone all’apparenza sono identici. Per questo, per quanto ci si possa addentrare in essa, sembra di essere rimasti al punto di partenza, senza giungere da nessuna parte“.

Il Fuji-san è come se vegliasse su Tokyo. Una montagna che protegge il più grande ed affollato agglomerato urbano del mondo. Trentasei milioni di persone. E all’orizzonte questo splendido monte che sempre è rimasto nell’immaginazione del popolo giapponese.

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Il mio sguardo si rivolge sempre lì la mattina. Se il tempo è buono forse lo si scorgerà. Ma è raro. Tende a nascondersi, a celarsi dietro nubi e foschie. Poi capitano giornate in cui l’aria è davvero trasparente. Il freddo porta i momiji e porta anche giornate di blu intenso in cui, dalla ferrovia, andando al lavoro, lo vedo. E mi cambia l’umore. ❤


Oggi che giorno è in Giappone? 7/12

Oggi in Giappone è il giorno dell’albero di Natale 「クリスマスツリーの日」

Il 7 dicembre del lontano 1886 (diciannovesimo anno dell’era Meiji) venne addobbato il primo albero di Natale della storia del Giappone nella zona di Yokohama, in onore dei marinai stranieri che lì erano residenti.

Fu invece intorno al 1875 (ottavo anno dell’era Meiji) che si festeggiò per la prima volta la celebrazione natalizia.