「一日一生」 Un giorno, una vita

Come scorrono veloci certi mesi.

Sono stanca, sono così stanca che più che rallentare viene voglia di fermarmi. Di buttare giù saracinesche, di tirare le tende e annunciare a tutti una vacanza anticipata, lungamente attesa e di molto, oltre il termine deciso, prolungata.

DSC07594Ingrasso un po’, in modo quasi ridicolo. Un terzo di quanto accadrebbe se non fossi scortata dal timore di non riuscire poi a lavorare con la stessa solerzia, con la stessa levità. Mi sveglio alle cinque, rincorro i treni in partenza, non salgo quasi più le scale ma scelgo scale mobili e ascensori. Perchè l’ottimizzazione è alleata del tempo, migliore amica di progetti che si gonfiano di settimana in settimana e hanno scadenze belle ma così tanto impegnative.

Tutto arriverà, tutto a te arriverà, mi sussurro quando mi aggredisce la paura di non riuscire. Di perdermi per strada le cose più importanti.

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Sottovalutarsi è un crimine.

Sopravvalutarsi è un delitto.

In uno ci si impongono limiti a priori, nell’altro ci si costringe a tempi e modi accelerati. In entrambi i casi la misura è difettosa. E la vita è fatta di misure, di volumi e di lunghezze, e fare in modo da aderire a ciò ci circonda, di far combaciare se stessi a ciò che sono gli spazi nella nostra vita, fermare il calco del corpo nel letto, è essenziale per star bene.

一日一生」/ichinichi isshō/  “Un giorno, un vita”.

Ogni giorno è una vita che s’inaugura, mette in movimento attese e aspettative, poi sfugge lievitando di parole, di rimandi al giorno dopo, alla vita che inizierà domani, a un altro giorno. Un’altra vita.

DSC07588Ultimamente rimando, invio benessere ed impegni al giorno dopo, a un giorno che non è oggi. Perchè la stanchezza s’accumula come polvere sui libri, su tutte queste creature alate che tengono compagnia ai pochi altri oggetti che abitano la casa di Ryosuke e mia.

Ma ci si riesce poi davvero a capirlo quanto il tempo non solo possa ma debba esser dilatato per evitare di arrivare alla fine di una vita e avvertire in quello che si è fatto e sentito il tempo unico d’un giorno, delle ventiquattro ore che il sonno rosicchia, l’insofferenza guasta, che proprio l’inquietudine e la paura che quel tempo non basti sciupano?

Un sistema forse è sezionarlo, farne non un pranzo luculliano ma dividerlo in mezze porzioni, serbarne alcune da chiudere in un contenitore e conservare in frigo. Rendersi consapevoli di un’ora che passa, del piacere che si ricava dal varcare una porta, dall’annunciare il ritorno a casa ai propri affetti, dall’affettare una zucchina e sedersi a tavola per gustare una cena in solitudine oppure in compagnia.

DSC07330Ogni giorno la fatica, ogni giorno la bellezza della vita.
Al di là di quel che si è riusciti a fare, di quel che si doveva fare, di quel che si sarebbe voluto fare.

Un imperativo per sè, per non dimenticarsi. Per non perdersi nel vortice del devo e del dovrei.

♪ Louane, Jour 1


10 commenti su “「一日一生」 Un giorno, una vita

  1. Mary ha detto:

    Ci sono giorni in cui mi sento così stanca che vorrei sparire…vorrei prendere una valigia e lasciare tutto: famiglia, amici, lavoro…giorni in cui la quotidianità è così ingombrante da sembrare reale.
    Stamane pensavo a te, e ad un post che ora non riesco più a trovare, a proposito dell’abituarsi ai posti.
    Un post dove raccontavi che dopo 10 anni, anche il Giappone stava diventando “normale” e che ti saresti impegnata a soffermarti di più sulle bellezze di questo paese. Ho pensato a tutte le volte in cui ho sognatod i essere altrove, dove ho sognato una vita diversa…ma poi pensando a quel post mi sono detta: ” prima o poi ogni luogo diventa “casa”, bisognerebbe girare continuamente per non annoiarsi mai, per non avere il tempo di stancarsi, pensare, mettere radici…
    Grazie per i tuoi scorci di vita quotidiana…fanno sentire meno soli… 🙂

    1. Laura Imai Messina ha detto:

      Grazie a te di questa riflessione.
      A volte mi capita di specchiarmi nelle vostre parole perchè non ci si abitua solo ai luoghi ma anche ai propri pensieri e tutto rischia di diventare ovvio, d’essere assorbito prima ancora di vederlo.
      L.

  2. Valeria ha detto:

    Grazie per questa bellissima riflessione nella sua consueta delicatezza e fragilità come le ali di un colibrì.
    E’ importante come hai sottolineato tu, dare a questa vita l’importanza di un giorno e dare al giorno l’importanza di una vita, perchè niente sia vano, sia sprecato e svanisca via come le foglie d’autunno.
    E la fatica, per quanto possa sembrare ardua e dolorosa, dona il peso necessario a fine che le giornate lascino il solco necessario sulla nostra anima, e che la rafforzino di un carico piacevole.
    Volevo farti un ringraziamento particolare da amante della scrittura, recentemente ho vinto un concorso di scrittura creativa vincendo un posticino per un mio racconto all’interno di un’antologia di racconti, e non posso negare che tu, le tue parole, siete state fonte d’ispirazione e di forza per me. Spero di poterti incontrare un giorno!
    Un grande abbraccio,
    Valeria.

  3. Stefania ha detto:

    Sai Laura mi capita questa stanchezza ogni volta che sono in periodo esami, quando oltre al mio amato giapponese e alla letteratura giapponese che tanto mi piace ho davanti fogli e libri di materie indigeste. Mi sento stanca, e forse non sarà la stanchezza di chi come te lavora, però sempre mi viene da pensare che al posto di cercare di infilarmi in testa nozioni poco interessanti preferirei magari leggere o scrivere oppure dedicare del tempo a me stessa. Però ormai di esami ne mancano pochi e poi tutto in parte cambierà. E allora mi dico “Pazienta” “Resisti” 🙂 ma tralasciando queste cose… leggerti è sempre un piacere, vedrai che anche per te arriverà un momento di pausa

  4. Hachi ha detto:

    Come è vero! Si arriva alla fine della giornata stanchi e spesso mi sembra di non aver sfruttato appieno il tempo, dimentico dei pezzi per strada…. ci sono giorni come oggi pieni di lavoro improvviso, non programmabile e allora mi viene l’affanno e inizio a correre. Ma la fretta è una cattiva consigliera e allora mi fermo un secondo, riprendo fiato, sciolgo i muscoli contratti e penso che devo solo fare un passo per volta e tutto avrà fine e andrà al suo posto.
    Ma quanto è difficile rimanere leggeri….
    Un abbraccio!

  5. Licchan ha detto:

    Mi sento in linea con il commento di Mary e capisco esattamente le sensazioni di stanchezza.
    Lasciare, andare, sparire, essere qualcun’altro, trasferirsi, viaggiare, fare di più, fare di meno….

    dire fare baciare…

    Un circolo vizioso mentale che quando prende non faccio altro che seguirlo come se fossi in una ruota per criceti. La noia del piatto, lineare e solito.
    Respiro solo quando scendo dalla ruota, quando non c’è più nulla davanti che mi ostruisce la vista e solo allora vedo realmente ciò che ho intorno, solo grazie ad un altro punto di vista.

    A volte per me è difficile crearmi nuovi punti di vista, per questo si resto bloccata, spaesata cercando la via giusta da prendere, ma non la troverò mai se prima non scendo.

    Ragionamento contorto o si capisce?

    Grazie sempre per i tuoi post pieni di riflessioni utili.

  6. Alessandra ha detto:

    Mi capita spesso di fare le tue stesse riflessioni riguardanti il tempo. A volte ho come l’impressione che mi stia sfuggendo di mano. Così ho deciso di provare a godermi ogni singolo istante. Non è facile ma provo a fare ciò che mi piace e a godere dei piccoli spazi che sono riuscita a ritagliarmi. Ultimamente ho imparato che guardando le cose da un’altra prospettiva, spesso i problemi si dissolvono da soli. A presto e grazie, come sempre, per i tuoi splendidi post!

  7. Mamma in Oriente ha detto:

    Una certa sensazione mi accompagna dal tuo post precedente…. Conceditelo un tempo più diluito ora e cerca di esserne protagonista perché quello che sarà dopo quel giorno che non è oggi, non sarà mai più tempo fino in fondo solo tuo…

    1. Administrator ha detto:

      Non c’e’ giorno che torni in effetti… non lo devo dimenticare.
      Ho letto il tuo ultimo post. Ti sono vicina e ammiro la tua sincerita’. Mostrare anche lati oscuri di cose universalmente riconosciute come a priori splendide e meravigliose e’ prezioso.
      Un abbraccio, L.

  8. Sara ha detto:

    Seguo la tua pagina su FB relativamente da poco.
    Scrivi delle cose bellissime, semplici e quotidiane, quindi complicatissime da descrivere. Ogni volta che leggo un tuo post colgo un bellissimo mix tra il tuo essere italiana e il tuo cogliere qualcosa della cultura giapponese, che mi affascina profondamente per quanto sia diversa dalla nostra. Insomma, complimenti e grazie per questi interventi bellissimi. 🙂

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