Il fiume Kanda, l’autunno che si apre.

Andando a Jimbocho per il festival della lettura, uscendo dalla Sobu Line si e’ aperto alla vista uno scorcio che mi ha fatto tirare fuori dalla borsa la macchinetta fotografica e mi ha fatto dirigere a rapidi passi verso il limitare della banchina.
Questa foto ingranditela, osservatela…

Luce che strazia il bianco dei palazzi in lontananza. Il ponte su cui si distingue chiaramente il profilo dei passanti che lo attraversano in entrambe le direzioni. A destra s’apre l’autunno. Sotto scorre il fiume Kanda e il verde sembra sbrodolare dalle rotaie.
Ecco la Chuo Line con l’arancio acceso delle sue carrozze. L’addetto della stazione annuncia l’arrivo del treno, poi imbraccia la bandierina rossa e un ponticello pieghevole che aiutera’ chi, da quel treno e da quella precisa carrozza, scendera’ in sedia a rotelle. Per eliminare il dislivello tra il convoglio e la banchina.

In giorni pieni zeppi di studio, in cui l’esame di dottorato si avvicina e la sensazione di non sapere mai abbastanza e’ forte, avevo proprio bisogno di uno scorcio come questo. Di un ricordo di sabato mattina da tenere stretto nella mente.

13 thoughts on “Il fiume Kanda, l’autunno che si apre.

  1. Bellissima la foto, e bellissimo sentire qualcuno che ama così tanto il luogo in cui vive, che ha trovato quell’unico posto da chiamare “casa”. Spero di sentirmi così anche io un giorno, ovunque sia.

  2. A parte tutto ciò che han detto gli altri, trovo meravigliosa quest’attenzione x i disabili… in Italia salire sul treno x un disabile è impresa quasi impossibile, visti i dislivelli tra i treni e la banchina, sic!

  3. kanda…come non ricordare quel giorno dell’agosto appena passato,al mio secondo viaggio in giappone,da studente (per passione,non universitario),della lingua e della cultura del Sol Levante??!!…un giorno stranamente senza sole (chi conosce l’estate tokyota sa cosa vuol dire),un tempo uggioso,piovoso a tratti,umidissimo,ma da felpa,per via della fastidiosa acqua colante dai rubinetti del cielo…
    un giorno come altri,nella mia quotidianità di Tokyo laddove,se non ho un piano definito,un amico da incontrare,mi avventuro negli angoli della città non conosciuti,e dove spesso lascio un pezzetto di cuore…
    così è stato con Kanda…la stazione bassa,con ancora i tralicci di metallo vecchi,i bulloni in bella vista,le sopraelevate ed i binari della chuo e della yamanote che si incrociano…la passeggiata tutt’intorno alla stazione,con la via commerciale subito vicina,sale da pachinko ed una bella coca-cola fredda acquistata dal locale Burger King…l’addentrarsi nelle vie strette strette,piene delle piccole case coi panni attaccati ad asciugare e subito tolti per via della pioggia,e l’immancabile,piccolo,periferico 神社 (jinja,santuario scintoista)…tutto che sa di vecchio (non di antico!!!…il “sapore” è dei primi decenni del secolo scorso),dato che Kanda è stata una delle zone meno colpite dai bombardamenti della seconda guerra mondiale,non certo per scelta,ma per puro caso;e per fortuna,dico io…l’addentrarsi sul lungo fiume,con gli alberi verdi,le cicale canterine sempre e comunque,una barchetta di un anziano signore affiancata da una un po’più grande con turisti (presumibilmente entrambe dirette verso lo sbocco sul Sumida Gawa) che si guardano attorno meravigliati,forse un po’stupiti di trovare cotanto fascino attorno a loro,laddove le guide turistiche non ne fanno menzione.
    ci ho trascorso 4 ore circa e questo,e molto,molto ancora,a livello emozionale è,per me,Kanda (神田).

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