Il nuovo romanzo di Murakami Haruki (1/3)

Tazaki Tsukuru. Cognome e nome, nell’ordine che in giapponese mette la famiglia prima della scelta. Suo padre ha destinato a lui queste tre sillabe “tsu-ku-ru” e ne ha fatto un kanji che è proprio quello che significa “costruire, edificare, fabbricare”. 「作」. Un nome che è un presagio.
Tsukuru è affascinato fin da bambino dalle stazioni, sia da quelle delle grandi città che accolgono treni gonfi di gente sia da quelle che collegano piccole località di campagna dove il tempo sfuma pigro tra un transito e un altro. Si siede lì Tsukuru, e resta ore ad osservare il diverso traffico di gente che aspetta, sale, scende e se ne va.

 
  È l’unica cosa che sa fare. Costruire, progettare, risolvere problemi e migliorare quel microcosmo che è la stazione. Tutto il resto sembra sfuggirgli di mano. L’amore, le amicizie, la stessa coscienza di sè.
Ha trentasei anni, è in buona salute, discretamente attraente, è un tipo pulito, non beve e non fuma, ha un lavoro che lo soddisfa, una buona fama nell’ambiente, una casa di proprietà in un bel quartiere di Tokyo. Ciò che ha minato la sua sicurezza e che lo rende l’ombra di se stesso, è un avvenimento accaduto sedici anni prima. Un fatto scioccante che lo ha portato sull’orlo della morte e di cui lui, ancora adesso, non conosce la ragione.

  Negli anni del liceo Tsukuru faceva parte di un gruppo di cinque amici, affiatati ed uniti come capita raramente nella vita. Si erano incontrati ad un campo estivo di volontariato cui, casualmente, avevano aderito solo loro: Tazaki Tsukuru, Akamatsu Kei, Oumi Yoshio, Shirane Yuzuki, Kurono Eri. Tre ragazzi e due ragazze.

I punti in comune tra di loro erano tanti. Erano tutti originari di Nagoya, le loro famiglie erano più o meno benestanti, erano brillanti.
Con il tempo il rapporto tra i cinque si era irrobustito, inspessito, cementificato. Quel circolo privato ed esclusivo divenne per ognuno di loro qualcosa di irrununciabile, una presenza quotidiana che li rendeva l’uno assolutamente indispensabile all’altro. Una sola regola: nessuna relazione sentimentale tra loro.
Finito il liceo solo Tsukuru si allontana da Nagoya per seguire a Tokyo l’università mentre tutti gli altri decidono di restare in città. Gli amici gli mancano ed ogni volta che gli si presenta qualche giorno di vacanza sale sul primo shinkansen e corre a Nagoya per incontrarli.
Fa così anche all’inizio delle vacanze estive del secondo anno di università. Sale con pochi bagagli sullo shinkansen e torna a Nagoya. Appena arrivato chiama come sempre gli amici, uno ad uno, ma chi risponde al telefono – con voce che Tsukuru percepisce crescentemente imbarazzata – gli dice che non sono in casa. Nessuno lo richiama quel giorno, nè il giorno seguente. Prova ad insistere, richiama. Ma, ormai Tsukuru l’ha capito, continuano a farsi negare.
Poi una sera, dopo le otto, arriva una chiamata. È uno di loro che esordisce così:
“Scusa ma vorremmo non chiamassi più a casa nostra”
Silenzio. Imbarazzo. Tsukuru è terrorizzato e perplesso. E quando chiede infine e debolmente il perchè l’amico gli risponde: “Se ci pensi, lo capisci da solo, no?”

Da quel momento, come recita l’incipit del romanzo, Tazaki Tsukuru inizia a vivere pensando ossessivamente alla morte, tocca il limite e dopo sei mesi, per una qualche ragione che gli è ignota, torna a vivere. Riprende peso, ricomincia a mangiare, smette di pensare solo alla propria morte.

Eppure Tsukuru è letteralmente un sopravvissuto, e chi sopravvive perde dell’esistenza la percezione che ha chi, invece, ha avuto la fortuna di essere sempre solo vissuto. Si trascina nei giorni con apatia, torturato dalla sensazione che chiunque entrerà nella sua vita si accorgerà prima o poi di quanto egli sia vuoto e incolore e lo abbandonerà definitivamente e senza prevviso. Terrorizzato a quel pensiero, Tsukuru fatica a imbastire rapporti sociali e amorosi. Avverte costantemente la fine di ogni cosa e sul filo del conscio-inconscio decide di non investire più nei sentimenti.
La sfera onirica insegna a Tsukuru il significato di sentimenti potenti, ingestibili, sentimenti che lui – ferito a morte nell’emotività – non crede neppure d’essere più in grado di poter provare. I sogni, in questo romanzo, sono funzionali al protagonista quanto se non più della vita reale che, scialba, egli conduce suo malgrado.

『色彩を持たない多崎つくると、彼の巡礼の年』 “Colorless Tsukuru Tazaki and His Years of Pilgrimage” ha una copertina piena dei colori che, in modo martellante, vengono fuori nel romanzo a gridare una presenza e soprattutto una mancanza. Incolori sono i giorni ma anche alcuni modi di dire, alcuni visi, alcune persone. Qualcosa a cui manca colore quindi sapore, qualcuno o qualcosa che è monotono, scialbo, vuoto.

I colori in questo nuovo romanzo di Murakami Haruki sono quattro più uno. Principalmente. C’è:
il rosso, Aka (Mister Red) diminutivo di 赤松慶 (Akamatsu Kei);
il blu, Ao (Mister Blu) ovvero 青海悦夫 (Oumi Yoshio);
il bianco, Shiro (Miss White) soprannome di 白根柚木 (Shirane Yuzuki);
il nero, Kuro (Miss Black) diminutivo di 黒埜恵理 (Kurono Eri) .

A parte – e molto dopo – viene il grigio, Hai (Mister Grey) che degli altri quattro non sa e non saprà mai nulla.

Di quel gruppo di amici del liceo, così unico, morboso e irrinunciabile, solo Tazaki Tsukuru non ha il “colore” nel cognome. E così, da un semplice gioco di parole, nasce l’insicurezza. S’allarga, s’ingigantisce. Lui, tagliato fuori per sempre e senza spiegazioni da quel gruppo pieno di tinte, è l’unico senza colore.

L’incolore Tazaki Tsukuru.
Colourless Tsukuru Tazaki.
色彩を持たない多崎つくる.

(fine prima parte recensione)

Parte 2/3
Parte 3/3

♪ リスト/巡礼の年報 第1年「スイス」 4.「泉のほとりで」,S.160/R.10,A159

29 thoughts on “Il nuovo romanzo di Murakami Haruki (1/3)

  1. aspettiamo di poterlo leggere presto allora anche qua in Italia…sono in un periodo in cui nella mia formazione letteraria nipponica spazio altrove…è come se dovessi rifar la pace con Murakami, anche se non ricordo di averci litigato^^

  2. Fai venir voglia di leggerlo.

    Bravissima anche a recensire libri.
    Se hai da consigliarmene altri per la mia libreria posso anche assumerti a distanza!!

    bacio. L.L. hihihihih

  3. E’ “tornato” IL Genio. Punto.
    Murakami è uno di quegli autori che, in assoluto, mi hanno fatto innamorare della letteratura.
    Ci sono innumerevoli aspetti della sua prosa che adoro letteralmente, ma su tutte:
    1) Si percepisce chiaramente, dai suoi romanzi e raccolte i racconti, che ha vissuto (partecipandovi anche da simpatizzante) i moti del ’68 e seguenti. Furono anni che formarono e modificarono tantissimo una nuova generazione di giovani giapponesi; un secondo, enorme shock culturale, dopo quello della capitolazione militare con conseguente occupazione statunitense ad epilogo della seconda guerra mondiale. Se si legge attentamente, traspaiono critiche (eleganti, velate, ma presenti), a certi aspetti “ingessati” di alcuni settori della società civile giapponese che, da buon “sessantottino”, non può digerire.
    2) Accompagna TUTTI i suoi romanzi (e la conseguente vita dei relativi personaggi) con delle track list musicali che hanno segnato la vita del Murakami ragazzo, prima, e scrittore, poi. Il maestro è da sempre un fervente innamorato di musica americana, tanto che, prima di divenire scrittore di fama mondiale, aprì con la moglie un jazz bar a Tokyo… ^^
    3) Riesce come nessun suo collega-connazionale, a descrivere la vita quotidiana del/della giapponese medio. Dagli arredamenti domestici, alle scelte culinario-gastronomiche effettuate dai suoi personaggi, fino all’attività lavorativa, Murakami Sensei riesce a portarci, letteralmente, “dentro” al Giappone.

    Ce ne sarebbe da dire, ma secondo me questi sono 3 dei più importanti tratti caratteristici della sua narrativa, ricorrenti in tutte le sue opere.
    Che genio!!! Personalmente, ad oggi credo che, fra il suo vasto catalogo di romanzi, il mio preferito sia “Dance Dance Dance”, opera di un’intensità e di una caratterizzazione psicologica spaventosa.

    1. Mh, sulla genialita’ di Murakami Haruki ho i miei fortissimi dubbi. Lo ritengo talentuoso ma tremendamente sopravvalutato. Mi riservo oltre di parlarne, anche per spiegare meglio cosa intendo. 🙂

      La passione per la lettura pero’ e’ sempre ben spesa. Che riesca ad incuriosire i lettori e a spingere alla lettura di altri libri ancora… Questa e’ la mia speranza.

      Smak! :*

  4. recensione molto interessante! aspetto la seconda parte ; ) penso che leggerlo in giapponese dia al lettore piu’ sfumature. spero venga tradotto presto in inglese!

  5. Ciao Laura volevo porti un quesito…Può darsi che sbaglio, quindi chiedo a te: il mio dizionario giapponese traduce gli ideogrammi 多崎 come tasaki e non tazaki. Ora, si tratta di un errore riguardante il dizionario o è una questione di pronuncia? Chiedo da profano…Tra l’altro, come accade spesso, il dizionario in questione mi pone come alternativa, tre katakana per giustificare le sillabe. Da kanji a tre katakana ce ne passa…Comunque ti ringrazio infinitamente per la tua disponibilità ed a presto!

    1. Anche se il kanji e’ lo stesso la lettura, a seconda dell’abbinamento, puo’ cambiare o, per usare il termine esatto “nigorizzarsi”.

      Generalmente la pronuncia della regione del Kanto tende a manifestare maggiormente questo fenomeno fonologico. 🙂

      Inoltre il dizionario di solito non registra nomi propri tranne casi particolari (personaggi famosi, luoghi noti etc.)

      Ciao!!! ^o^

    2. Ah, finalmente m’è chiaro…Infatti m’aspettavo il nigori sulla “sa” nella digitazione, ma non c’erano santi! Ovviamente un dizionario non è assolutamente “padrone” della fonologia di un kanji, ma lo è il popolo che lo parla. Sempre gentilissima Laura! 🙂

  6. Ciao Laura!
    Grazie del post =)
    Ne approfitto per chiederti una cosa: posso prendere un paio di foto in prestito dal tuo sito? Sono sempre per la mia famosa tesina =) volevo prendere foto fatte dalle persone delle quali ho parlato, per mettere del loro “in più” =)

    1. Cara Susanna, certamente.
      Se ti servono senza scritta di Giappone Mon Amour fammi sapere. :*
      A quali pensavi?
      Laura

      1. Grazie mille!!
        Con le scritte sono più belle e più autobiografiche =)
        Hmm ne ho viste alcune sul vecchio sito =) una in particolare ( la cerco ) di un vicolo che ricorda tanto il vecchio Giappone! Me ne sono innamorata appena l’ho vista!
        P.S. complimenti per il sito nuovo, adoro l’immagine in cima =)
        Ancora grazie, un saluto e auguri per l’Anno Nuovo !!
        P.P.S. lascio un commentino sotto alle foto che prendo in prestito =) Grazie !

          1. Devo ringraziarti Laura !! L’esame è andato benissimo, grazie mille per il tuo aiuto !!
            Ci vediamo tra qualche settimana a Trento !!

  7. Ho appena finito di leggerlo…anzi dovrei dire divorarlo…..se non avessi dovuto andare a lavorare la mattina dopo avrei continuato a leggerlo tutta notte….invece mi è toccato finirlo in 2 gg….
    Bellissimo!!!

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