Io, alle tre

Scegliere un’ora del giorno, fare caso a cosa si sta facendo, a cosa si sta pensando, a cosa sta accadendo intorno a sé.

Farne un appunto. O una illustrazione. Descriversi l’ora, la luce che piove. La temperatura.

Lo stato dell’animo in cui si è.

Si nota allora così come, al modo delle perline di una stessa collana, le medesime tre del pomeriggio di un’intera settimana o le identiche undici della mattina di sei diversi mercoledì, si distanzino assai.

L’idea di fare una vita “sempre uguale” sta allora esclusivamente nel fatto che ad ogni cosa si attribuisce il medesimo nome e che, senza molto considerarlo, si scorre veloci all’impegno seguente sulla lista.

L’idea di dare importanza a una tra le 24 ore di un giorno, al compito di concentrarsi su quella soltanto per rimanere vigili, non è affatto un’operazione banale.

In Giappone sono molte le pubblicazioni di questo tipo. Allacciano un disegno minimalista, un accenno grafico, a frasi brevi che paiono idee svestite, puri concetti. E per questo potenti.

Ecco Sanji no watashi『三時のわたし』di Asao Harumin浅生ハルミン.

“Io, alle tre”

Le mie tre del pomeriggio.

 

E io? Quale ora sceglierò? Che forma le darò?

E voi? Quale ora sceglierete? Che forma le darete?

 

 


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