La bellezza delle cose complicate

  DSC06403 - コピー  Mi ha sempre affascinato l’arte degli origami 「折り紙」, creature fatte di un materiale familiare come la carta, esseri che, con umiltà, si lasciano plasmare dalle mani. Fogli sottili, perfettamente lisci oppure lievemente increspati che si tramutano in animali, in cose e simboli, cuori, elefanti, gru, in costruzioni naturali o artificiali.

Ma quel che più del resto ho sempre trovato attraente degli origami è il paradosso tra la semplicità che esprimono e la complessità di movimenti che giace sul percorso, sulle giravolte delle dita, il gesto esatto del piegare, ribaltare, tirare.

  La carta è il seme, i polpastrelli l’acqua. Gli origami sono carta che fiorisce.

  Alcune settimane fa, una circolare di facoltà discuteva il rapporto tra la facilità e la complessità nel sistema universitario giapponese. Nello specifico scriveva di come vengano richieste ai docenti lezioni sempre più facili da comprendere per gli studenti, chiarezza d’esposizione, semplicità di linguaggio, trattazione lineare dei contenuti, accessibilità assoluta.

Eppure più qualcosa facile si presta, meno si esercita a lungo termine la capacità dei ragazzi di gestire la complessità delle informazioni. Ne deriva pigrizia, abbassamento culturale.

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Avverto intorno a me un sempre maggior rifiuto della difficoltà, quasi si trattasse di qualcosa di avulso dal piacere, qualcosa che può e sarebbe addirittura preferibile evitare.
Leggere un libro di spessore, affrontare un classico, un film che tocchi tematiche importanti, lo stesso approfondirsi, conoscersi e migliorarsi attraverso un rapporto d’amore o attraverso la solitudine se serve, tentare di capire e di superare un pregiudizio, non sono cose facili. Non lo è la cultura in generale, non lo è neppure fare bene quando si può, con molto meno sforzo, fare male.

  Ed ecco che in un batter d’occhio la facilità si trasforma in passività tanto che fare la cosa giusta, per davvero, diventa una difficoltà insormontabile.

   DSC02530Per questo chi è crudele, in fondo in fondo, è sempre un deficiente. Chi usa violenza fisica o verbale, i bulli, i razzisti, sono tutte persone che stanno scappando, evitando, procrastinando, negando. Chiaro esempio d’una fuga. È la “banalità del male”.
E non parlo della semplicità, che è assenza di fronzoli, di costruzioni, ma della facilità che elimina la complessità, danna ciò che non giunge subito e già confezionato secondo i propri capricciosi, e non sempre chiari, desideri.

    La fatica è il terreno più fertile al successo.
La cultura è una cosa complicata. Lo è l’amore, lo è fare con passione il proprio lavoro. Nelle cose che hanno scorza e hanno guscio si nasconde spesso il meglio.
Un piacere rinforzato dal guadagno, dalla stima che ci coglie quando superiamo ostacoli e montagne.

   Mi ci vuole a volte del tempo per affrontare un certo libro, un certo discorso, scappo, gioco a nascondino. Ma poi ecco che quando allungo le mani, mi arrendo alla necessità, vi ricavo un piacere duraturo. E scopro, il più delle volte, che poi tanto tanto complesso non lo era.

  Che rinunciare oggi, spiana la strada al rinunciare domani.
Che la mente a non usarla si atrofizza.

DSC06210 - コピー  E come un mantra, in quei momenti, mi ripeto:
  “Non cercare scappatoie. Non cercare scorciatoie.”

Perchè rischiano di non condurmi davvero alla meta o di farmi giungere comunque con una debolezza che precluderà la buona riuscita di altre imprese, di altri viaggi.
Che magari rischiano di sottrarmi persino il coraggio necessario ad una scelta.

  ♪ Fabi Silvestri Gazzè “Life is sweet”


21 commenti su “La bellezza delle cose complicate

  1. Grazia Gironella ha detto:

    Mi trovo molto d’accordo con te. Ho anche proposto l’articolo a mio figlio, perché discutiamo spesso questo particolare argomento. Se entri nell’ordine di idee che puoi crearti una tua comfort zone di cose che ti piacciono e ti costano poca fatica, nel tempo uscirne diventa difficile. La mente plasma la realtà – la nostra realtà – perciò facciamo bene a essere accorti. Grazie per le interessanti riflessioni.

    1. Laura Imai Messina ha detto:

      Non sai quanto mi sento onorata per il fatto che tu abbia scelto di condividere questo scritto con tuo figlio…

  2. Rossella ha detto:

    È quello che penso anche io, ma sulla scuola italiana.
    Sempre a ripetere che bisogna aiutare, essere buoni per spronare. Peccato che l’aiuto, se ripetitivo, non sempre sprona ma avvizzisce l’animo. Le sfide spronano e se non sei spronato da queste, non sei portato per combattere. Ma per vivere o impari ad affrontare le difficoltà oppure cadi, irrimediabilmente.

    Non so come ma mi viene in mente le facce dei miei colleghi al dovere di leggere tutto il Genji Monogatari. Alcuni già cercano riassunti perché “è impossibile” “è brutto”; io ho cominciato. A passo di formica, ma ho cominciato. Ed è così che si scala la montagna. Capitolo dopo capitolo. Trovandolo nemmeno troppo noioso. Certo,non è avvincente come un moderno romanzo, ma è bello sapere che un giorno potrò dire «Io l’ho letto e fa parte di me e della mia biblioteca». 🙂

    1. Laura Imai Messina ha detto:

      Le scelte che facciamo non sono sempre condivisibili o apprezzati da altri. ma la gioia che ci dà fare quello che amiamo è impagabile. continua così!

  3. Adriano ha detto:

    Da Gakkusei rispetto al mio Maestro, e Sensei rispetto ai miei allievi, non posso che essere d’ accordo.
    La pratica di un arte marziale, in quanto arte, è lunga, meticolosa, fatta di Step e periodi di assimilazione variabili, arriva un momento in cui alcuni mollano, spesso perché rifiutano il dover restare più a un lungo ad un livello che richiede maggior tempo; si sentono pronti ma non lo sono, come un teenager che si sente non più bambino ma non è nemmeno ancora adulto.
    come lo studio del giapponese…
    日本語難しいですが私は頑張る!

    1. Laura Imai Messina ha detto:

      E vedrai che migliorerai sempre di più. Lo noto persino io da ciò che posti sulla pagina fb di Giappone Mon Amour!!!

  4. Giulia ha detto:

    Mi chiedo Laura, il perchè di questa circolare, di questa richiesta ai professori. Me lo chiedo perchè parlando con un amico giapponese che vive qui in Italia, studente universitario, ha manifestato la sua disapprovazione verso le difficoltà scolastiche del suo paese, tali che ad un certo punto ha sentito l’esigenza di andarsene, di provare a studiare qui da noi.
    In ogni caso, sono certa che tutte le fatiche che si fanno per ottenere qualcosa, prima o poi vengano ripagate, ci sarà soddisfazione, fierezza.
    Buon proseguimento Laura!! 🙂

    PS. mi piacciono un sacco gli origami, e anche la musica che hai scelto per questo post, risuona spesso nella mia macchina in questi giorni… 🙂

    1. Laura Imai Messina ha detto:

      Cara Giulia,

      credo che le difficiltà per i giapponesi siano precedenti al loro ingresso all’università. La scuola dell’obbligo, la scuola superiore sono davvero faticose…

  5. Mamma in Oriente ha detto:

    Trovo questo post bellissimo. Sia per l’uso delle parole che ti prendono per mano e ti accompagnano nel ragionamento sia per il concetto assolutamente condivisibile.

    1. Laura Imai Messina ha detto:

      Grazie per la tua lettura, per tutte le volte che consigli i miei post e esprimi il tuo apprezzamento. Te ne sono molto grata m( _ _)m

  6. Lorenzo Brigatti ha detto:

    Ciao Laura!

    Innanzitutto complimenti per il tuo blog!

    Non essendo ancora stato in Giappone ed essendone allo stesso tempo un grande appassionato, approfitterò del tuo blog per fare un viaggio con i tuoi occhi! 😉

    Questo post mi ha colpito particolarmente, perchè la tendenza al “rendere tutto facile” che hai notato in Giappone è un fenomeno transnazionale, che ho avvertito sia in Italia, sia in Polonia (dove vivo ora). Eppure più ci rendiamo la vita facile, meno ci sentiamo soddisfatti e realizzati, perchè ci priviamo di oppurtunità per crescere.

    Da quando l’ho realizzato, mi sto rieducando alla fatica e alla concentrazione, nei momenti difficili userò il tuo mantra come ispirazione! 😀

    1. Laura Imai Messina ha detto:

      Il fenomeno è assolutamente diffuso a livello planetario, almeno nel nostro “piano occidentale” il quale, in un certo senso, coinvolge anche paesi estremamente influenzati dalla globalizzazione come il Giappone.

      Senza tornare al passato basterebbe una valorizzazione del presente, delle difficoltà che ci offre quotidianamente la vita e un bello scaffale di una libreria 😀

      1. wif ha detto:

        In Svezia questo discorso è ancora più vero.
        Una decadenza presente, a mio avviso, in tutti i Paesi industrializzati.
        Ciao, bel blog, è un piacere leggerti!

  7. Greta Bienati ha detto:

    Buongiorno Laura,
    il Suo blog è davvero una miniera di spunti e riflessioni.
    Avrei piacere di contattarLa in privato per un lavoro che sto svolgendo.
    Ancora grazie e complimenti per il Suo lavoro.

    1. Laura Imai Messina ha detto:

      Buongiorno Greta,
      grazie davvero per questo messaggoi così gentile.

      Questo è uno degli anni più impegnativi di tutta la mia vita. Temo di non potermi rendere disponibile per alcun progetto in modo sufficientemente serio da dare il mio contributo al meglio. Mi perdoni 🙁

      Un caro saluto, L.

  8. Rocco ha detto:

    Quante parole al vento sensa significato, come petali di ciliegio che bruciano sul tramonto del Giappone. La morte della parola, la morte…

    1. Laura Imai Messina ha detto:

      Amen!

  9. Zelda Sole ha detto:

    “La fatica è il terreno più fertile al successo” quanta verità e bellezza in questa frase.

    Non c’è bisogno di aggiungere altro 🙂
    Complimenti!

  10. Trovo molto poetica e appropriata la descrizione dell’arte dell’origami. Grazie! 🙂

  11. Marcoaurelio ha detto:

    Di una bellezza agghiacciante.

    Grazie.

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