L’ago

Dei luoghi che ti restano nel cuore ce n’è sempre una manciata.

Delle cose per cui vale la pena faticare nella vita, dove faticare non è solo corpo ma è anche mente, ancora meno. Ho sempre pensato, però, che se si è nel posto giusto, si soffre meno e si inventano le parole giuste per affrontare tutto.
Credo sia questa la ragione per cui ho sempre una gran paura di lasciare Tokyo, anche solo per qualche giorno. E’ la città, il suo ritmo a cementificare l’ago della mia bilancia. Gli estremi della corda sulla quale cammino sicura ormai da anni.

Ci volevano le luci della città, la quotidianità fitta di sconosciuti che ti camminano, corrono e respirano intorno, per farti vivere bene. E vivere “pieno”.
Li guardi i milioni di esseri umani che ti volteggiato intorno e non ti senti sola.
Perche’ io a Tokyo, da qualche anno a questa parte, non mi sento sola. Mai.

A volte parallelamente. A volte sopra, nei tanti livelli di cui è fatta Tokyo. Li vedi gli Altri. Mentre tu pensi ai fatti tuoi e loro ai loro. Inevitabilmente li immagini diversi da quello che sono.

Aspetto martedì. E poi sarà quello che sarà.
Bocca cucita. Lì dove le dita, ultimamente, si sono cucite da sole. Lontano dalla tastiera del pc.
Pazienza, Laura. Pazienza. Che l’attesa fa bene alla salute. Tempra.
Rende persino più forti. E tolleranti nei confronti del ritmo tutto proprio della vita.

*In fotografia le rotaie della Tozai Line, dal treno in corsa; l’edera che cresce rigogliosa intorno ai muri del mio caffè prediletto e un cagnolino che aspetta la padrona.


13 commenti su “L’ago

  1. CriCri ha detto:

    Oltre che nel posto giusto, quello che hai scritto lo senti perchè sei con la pensona giusta!
    E sei a casa..
    In questa fretta, e frenesia, non siamo più capaci di attendere, aspettare.. dare il giusto tempo alle cose..
    aspetterò con te il tuo martedì, augurandoti che ti porti ciò che desideri e ti stampi un dolce sorriso sul volto!
    Bacini CriCri

  2. Nega Fink-Nottle ha detto:

    Ma come fai a scrivere così bene????
    In bocca al lupo!!!

  3. Patty ha detto:

    E’ meraviglioso quando si capisce di essere nel posto giusto al momento giusto. Sono veramente felice per te.

  4. tiziana ha detto:

    “Li guardi i milioni di esseri umani che ti volteggiato intorno e non ti senti sola” Dev’essere una sensazione speciale. Tizi

  5. Murasaki ha detto:

    Vorrei avere anch’io una tale certezza di essere sempre nel posto giusto…

  6. Kizzychan ha detto:

    A me in genere la folla fa paura, ma in Giappone mi sentirei sicura al 100% perchè è un popolo meraviglioso e non c’è certo bisogno di dirtelo, ma lo faccio comunque. 🙂

  7. iulia lampone ha detto:

    Cara Laura,
    un grandissimo abbraccio ed un grosso in bocca al lupo! 🙂

  8. Laura ha detto:

    Quando passo da te mi sento a casa..e contemporaneamente ho una dolcissima nostalgia nel cuore..
    Pazienza, Laura, pazienza..vale anche per me..
    grazie!
    Laura@RicevereconStile

  9. Carolina Venturini ha detto:

    Dev’essere un’emozionate fantastica e una grande esperienza quella che stai vivendo.

  10. MADEINJAPAN ha detto:

    Credo che sia tutto dato da un incastro esatto di eventi, situazioni e persone. Tu hai avuto la capacità di esserci in mezzo, di aver pensato positivo sempre.
    A volte il posto (come in questo caso Tokyo) è lo scenario delle nostre azioni, il palcoscenico che permette di poter “recitare” la vita. Io credo questo. Sarebbe bello se anche per me fosse stato Tokyo il mio palcoscenico.Ma mai dire mai… la vita è talmente tanto imprevedibile…

  11. Diana G ha detto:

    E ad oggi, quella paura c è ancora? 😉 ps. Io credo che il senso di casa ce lo diano le persone.. Se si è nel posto giusto si soffre meno.. Forse perché ci si dimrntica di sofferenze sofferte in altri posti.. ?? Boh.. 😉 però una cosa è verissima l attesa tempra!!!

    1. Laura Imai Messina ha detto:

      Hai fatto un’osservazione molto interessante, Diana. Credo che i luoghi vengano “timbrati” dagli accadimenti che ci capitano dentro. Allontanarsi e poi tornare ha il rischio quindi di riproporci le stesse sofferenze provate tempo addietro. Non so se esista un modo per dimenticare. La distanza fisica, di certo, un poco aiuta.

      1. Diana G. ha detto:

        Il brutto è forse, anche quando capita il contrario, quando torniamo in quei posti in cui siamo stati felici e quella felicità non c’è più.. quello forse fa ancora più male, forse..
        un abbraccio :*

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