Reiwa o del mantenere il coraggio di andare a tentoni

 È iniziata la nuova era. Nel modo dolce delle vacanze, piovigginando, lasciando sgombri i convogli nell’alba, gonfiandoli di gente nel giorno, puntellato di gite, quaderni di bambini delle elementari su cui apporre timbri a ogni stazione, cinema e acquari, musei dove osservare la vita spremuta, qualunque; e poi bandiere esibite sulla veranda, un tondo scarlatto su sfondo bianco, e un febbrile apri e scendi di scale nell’ora di punta del turismo, che non è più quella dei pendolari, ma più avanti, nella mattinata di partenza e nella sera del ritorno, e biglietti di accesso a qualunque cosa a sua volta si apra e si chiuda e abbia un orario e una guida.

Coincide con la Settimana d’Oro in cui ogni data di questa settimana tramutata in dieci giorni brilla di una ricorrenza. Per ognuna un motivo di festa.

Incrociando gli impegni delle varie università in cui lavoro, solo tre giorni dei dieci ho finito per avere lezione e, sinceramente, non mi sono pesati per nulla. Forse è proprio lo stacco, il lavoro nella vacanza, la vacanza nel lavoro a restituire la giusta dimensione di entrambi.

E potersi svegliare un poco più tardi, certi di non trovare sulla banchina quella ressa ordinata pronta a scattare all’approssimarsi del treno, l’apertura sempre sorprendente delle porte, restituisce una calma inaudita, ancora più dolce.

La placidità di questo paesaggio fuori dal finestrino del treno, in cui taglio un lungo pezzo di Tokyo in diagonale, mi infilo nel ventre del Kanagawa e passo dalle montagne al cemento, da casette di non più di due piani a grattacieli di decine di uffici e appartamenti, impilati come ciotole gli uni sugli altri, me lo conferma.

Trovo bellissimo che, in questi giorni di doppia, tripla, quadrupla festa, l’inaugurarsi della nuova era sia salutato dalle carpe di stoffa che cavalcano il vento della prima settimana di maggio. Il 5 maggio è il giorno dei bambini, un tempo solo dei maschi, oggi anche delle femmine (cui tuttavia resta dedicato in esclusiva la Festa delle Bambine il 3 di marzo).

Sono loro Reiwa, sono loro la nuova epoca attiva di questo Giappone che va velocissimo nel lavoro, ma lento nel mutamento. Ed è una garanzia. Tutto quanto va di fretta rischia d’essere errato.

Pare un film muto, commentava a proposito della cerimonia di insediamento del nuovo imperatore del Giappone un giornalista italiano, in uno dei tanti articoli che trovo postati sulle pagine dei miei contatti. Li apro sempre con un parco timore, di ritrovarvi giudizi distorti, frettolosi tiri di somme, e alla morra cinese e bim bum bam e chissà cosa ne viene fuori.

Un film muto. Espressione usata senza malizia. Ma tant’è.
Eppure come dice una mia carissima amica, le cose migliori covano nel silenzio. E nel silenzio si schiuderanno.

L’Occidente richiede uno sfondamento del vecchio, come se il passato, quell’odore del prima, puzzi di stantio, come se rimanere un passo indietro si traduca in un’attitudine da “perdenti”.

E invece la tradizione rallenta, ti pone la stessa domanda ogni volta: “dove stai andando è esattamente dove vuoi andare?” e rassicura “hai tempo per fare un passo indietro, non ti supererò, veglio sui tuoi passi, tu mantieni il coraggio di andare a tentoni”.

Una nota soltanto prima di chiudere questo discorso.

Con il disastro del Tōhoku, la famiglia imperiale si è posta con quell’atteggiamento dignitoso, compassionevole che le è proprio, accanto alla gente, e la gente le ha restituito il suo ruolo.

Ricordo, prima di allora, sentir definire scherzosamente la famiglia del Tenno come petto, animali da compagnia dei giapponesi, in quel modo in cui i cagnolini e gattini diventano luogo in cui riversare una cura simbolica, bella, ma priva di messaggi complessi. Animali addomesticati già nel pensiero, prima ancora che nel comportamento. Come diceva Berger.

Status symbol di una nazione. “Abbiamo l’imperatore, ma in realtà politicamente non conta nulla.”

Serve invece ricordare che l’imperatore è una guida di comportamento, proprio perché mantiene un passo indietro. E questa domanda ricorrente, cocciuta, su “cosa cambierà grazie a” di cui francamente sono un po’ stanca.

Succederà come accade sempre quando si conclude qualcosa. Quando si ha a disposizione uno zero, quando parte il lunedì e la settimana si spalma davanti, quando è Capodanno e subito sarà il primo giorno dell’anno.

Quando si aprono gli occhi la mattina di un nuovo giorno e si sente di avere più futuro davanti di quanto passato non si abbia alle spalle.

 

 


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