Ritratto di «Casa di Libri, con Famiglia»

I progetti migliori, così come le idee più rivoluzionarie, sono quelli che ribaltano il punto di vista.

Insistono nel comportarsi diversamente da come l’abitudine e il “senso comune” detta, da come farebbero gli altri. Si interrogano sul perché si fa una certa cosa, sul se è davvero giusto si faccia a quella maniera.

Credono in se stessi, insomma. E vanno avanti per la propria strada.

Ikushima Bunko 生島文庫 sorge nella periferia ad ovest di Tōkyō, in quella stessa Kokubunji dove Murakami Haruki mandò avanti il suo Jazz Bar. Ed è stata progettata a partire non dalle persone, ma dai libri.

 È a tutti gli effetti una “Casa dei Libri, con Famiglia”.

«A fronte di un’idea forte» hanno pensato, «il resto si adatta». Tutto del resto lo fa.

Le persone si adattano alle altre persone, un corpo intorno a una disabilità. I problemi sono ostacoli da saltare, circumnavigare, schivare, affrontare, sfruttare, spezzare. Non c’è nulla che non debba adeguarsi a dell’altro per stare dove sta.

 L’unica cosa certa è che l’abitudine smussa ogni resistenza.

 Così è accaduto a questa casa, progettata nel 2008 dallo studio d’architetti Atelier Bow-Wow, un collettivo giapponese con una specifica visione artistica, presente alle maggiori manifestazioni nazionali e internazionali di architettura e ampiamente trattati su libri e riviste specializzate.

 Lo studio Bow-Wow è partito da cinque ingredienti principali: un terreno a forma di bandiera, attaccata a un pennone – una L irregolare nel corpo e circondata da un tessuto urbano di case simili le une alle altre; da una coppia di scrittori, una montagna di libri e documenti, tre bimbi. E una fitta rete di relazioni che hanno profondamente a che fare con la parola.

È da questi pochi ma fondamentali elementi che ha preso avvio l’azione di design degli spazi, di costruzione di piani sfalsati, dei due padiglioni connessi nel mezzo da una progressione di scale.

 Si nota l’asimmetria tra i piani, scaglionati tra la parte (preponderante) dove le grandi sale ospitano i libri, e quella (minuta e compattissima) che accoglie la stanza dei bambini – e che occupa giusto la superficie di un letto -, il bagno, la cucina.

 Al primo piano si estende una zona perfetta per accogliere editor in visita, al secondo si sviluppa invece uno spazio ideale in cui i bambini del vicinato possono raccogliersi per leggere o assistere a una lettura collettiva.

 Dalla strada si notano solo le librerie a muro, che avvolgono interamente gli ambienti. La privacy della vita pratica è salvaguardata.

E insieme la vita è limitata a zone spazialmente inferiori a quelle intitolate invece ai libri. Eppure ci vivono bene. Sono felici.

Ecco, questa casa è consacrata ai libri.

A dimostrazione che per ottenere equilibrio non serve trovare il centro, così come non ho mai creduto esista un giusto mezzo, a meno che non lo si interpreti in modo dinamico.

Per raggiungere l’equilibrio è importante piuttosto trovare un punto focale, una passione, un’ossessione, qualcosa cui si è disposti a dare fiducia, qualcosa che amiamo e che crediamo capace di alzare la qualità della nostra esistenza.

Si tratta allora di pendere verso qualcosa e in quella pendenza riconoscere l’inclinazione della propria esistenza.

Cosa dicono gli altri, cosa è giusto in generale, non è detto sia giusto nel particolare di una famiglia.

 Per questo nucleo famigliare, ad esempio, quel punto focale sono i libri. Per un’altra, magari, un giardino o la cucina. Per un’altra ancora il guardaroba o la scarpiera, una officina o chashitsu 茶室, la stanza dove “celebrare” la cerimonia del tè.

 L’architettura migliore – in senso stretto e/o metaforico – mi pare allora quella capace di individuare quel “centro”, quel mezzo che mezzo non è.

E come sempre il nome si adegua. Perché un nome è una delle cose più importanti che ci portiamo dietro nel mondo. O lui si adatta a noi o siamo noi a doverci conformare a lui. In qualunque modo lo si veda, non si rimane fuori dal mutamento quando si parla di un nome.

E infatti questa non si chiama “Casa Ikushima” ma 生島文庫.

Ovvero?

Libreria Ikushima.

Biblioteca Ikushima.


Casa di Libri
.
Con famiglia.

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*Le foto sono tratte da qui.


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